Angelo Gaja: fare, saper fare, saper far fare, far sapere
Nel cuore della Puglia, tra ulivi, ceppi di vite e il bianco del resort Borgo Egnazia a Savelletri di Fasano, si è svolta lunedì pomeriggio una full immersion di cultura del vino, organizzata da Ais Puglia (in persona del Delegato Ais Taranto Giuseppe Cupertino), con la fattiva collaborazione dell’enotecaio Andrea...
Argento, dell’agente Gaja Sante Convertini e in sinergia con il portale Vmoway. L’evento era incentrato su “La storia del vino raccontata da Angelo Gaja ”, pensieri e riflessioni sul mondo enoico e analisi e discussione delle sue prospettive di sviluppo. A fare gli onori è stata la padrona di casa signora Marisa Melpignano, che ha accolto da par suo tutti gli ospiti presenti e in particolar modo l’ospite d’onore Angelo Gaja.Un autentico parterre de roi era in sala: produttori, enologi, giornalisti, ristoratori e sommeliers.E’ quindi intervenuto Vittorio Cavaliere (che, per chi si occupa del settore in Puglia, non ha bisogno di presentazioni), il quale ha ricordato i suoi treni’anni di rapporti con Angelo Gaja e ha racchiuso la quintessenza dell’Uomo e dei suoi successi imprenditoriali con un solo sostantivo: sobrietà.Subito dopo ha preso la parola “LUI”, l’Uomo che racconta la Storia del Vino, catalizzando per due ore l’attenzione dell’uditorio, smentendo ogni teoria scientifica sulla caduta della soglia d’attenzione...D’un tratto è sceso un silenzio magico in sala e, per chi ha sempre respirato in casa propria aria di storia, di liberalismo e di impresa privata - tutti sinonimi di Piemonte naturalmente - è cominciata una sorta di anabasi: Cavour, Einaudi, Pavese, Fenoglio, Veronelli, fino ai nostri giorni con Ferrerò, Petrini e Farinetti, ricordati da Angelo Gaja.Con particolare gratitudine è stato ricordato Paolo Desana, il creatore delle DOC in Italia (entrata in vigore nel 1966), troppo spesso immeritatamente dimenticato.La leggenda Gaja nasce in realtà, come una fiaba: la famiglia possedeva un’osteria ove vendeva vino sfuso ed è oggi giunta alla quinta generazione, rappresentata dai suoi tre figli. Dal vino all’acquisto dei primi vigneti sino alla realtà odierna, un’azienda italiana fra le più prestigiose e stimate all’estero, frutto della notoria capacità, caparbietà e voglia di lavorare degli uomini delle Langhe. Di nonna Clotilde Rey, regina di casa e autentica “iron Lady”, Angelo ha fatto sue le parole d’ordine: fare, saper fare, saper far fare e far sapere. Come diincompetenza e comunicazione, l’una senza l’altra non consentono il successo di un’azienda.Ciò che più di ogni altra cosa, tuttavia, ha stupito dell’uomo è l’attaccamento alla sua terra, alla identità dei luoghi, al valore conferito al paesaggio e al suo rispetto, al quasi ossessivo invito al rispetto, conservazione e valorizzazione del lavoro manuale: è lì che si annida la vera ricchezza, l’irripetibile insegnamento frutto di secoli di esperienze e sacrifici, che nessuna Scuola o nessun Master al mondo potrà insegnare.E la Puglia deve capitalizzare le sue ricchezze: gli ulivi secolari, le vigne in riva al mare e, tra i vini, il Primitivo e il Nero di Troia, innanzitutto. Il richiamo a questi valori si è concluso con un richiamo commovente al valore dell’elemento “passione”: è come un tergicristalli - ha detto -, non fa smettere di piovere ma consente di andare avanti. Dalla poesia al mondo globalizzato di oggi: far studiare lingue e marketing ai giovani, puntare sull’estero, fare sistema investendo, contestualmente, sulle strategie di mercato e sulla rivalutazione del lavoro artigianale, perché bisogna prima imparare a camminare nei vigneti poiché il vino nasce in vigna - ha ricordato citando Veronelli -e perché questa è la nostra vera ricchezza.Dall’economia alla degustazione che ha concluso la serata: splendida la sala che ha accolto i tasters e quanto mai pregna di significato l’ambientazione con il bianco abbagliante delle pareti, sinonimo di essenzialità, unito alla sobria eleganza dei quadri con i gomitoli di corda e i lampadari fatti da bottiglie di vetro. Come trovare definizione più appropriata di “bene lussuoso” per tanta semplicità?

Un privilegio, per chi scrive, essere accompagnata nel percorso degustativo da professionisti del calibro di Betty Mezzina e dei fratelli Leonardo e Peppino Palumbo, autentici Diòscuri del mondo enologico pugliese.
Ben dieci le etichette presentate :
- Rossj Bass Gaja 2012;
- Barolo Dagromis 2008 Gaja;
- Barbaresco Gaja 2010;
- Sperss 2008 Gaja (un Langhe Nebbiolo DOC straordinario);
- Champagne Gosset Grande Reserve;
- Poilly Fouisse 2010 Domaine Ferret;
- Gewurztraminer Reserve 2011 Weinbach;
- Brunello di Montalcino 2008 Pieve Santa Restituta;
- Vosnee Romaine 2011 Liger Belair;
- Cuveè Beerenauslese 2009 Kracher.
Dulcis in fundo, torta in onore dell’illustre ospite e un eccellente dessert di accompagnamento preparato dal Caffè dell'Incontro di Conversano (BA)
Una serata indimenticabile per conoscere una storia appassionante e un uomo assolutamente fuori dall'ordinario: Angelo Gaja sinonimo di Passiome, Qualità e Prestigio italiano nel mondo. E scusate se è poco. E' proprio vero quel che diceva Mario Soldati: " Il Vino è la poesia della Terra"
Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis
