Villa Schinosa

La nuova generazione si racconta

Alle porte di Trani, lungo la strada per Corato, un gioiello si para alla vista: è la tenuta "Villa Schinosa" della famiglia Capece Minutolo dei Duchi di San Valentino.

Un lungo e spettacolare viale..

di querce conduce all’ingresso della azienda, nata nel 1884. E subito ti tornano in mente i versi di Virgilio: "Fervei opus". Nulla di Finto, nulla di già preparato esiste a Villa Schinosa, anche se la nostra visita era attesa. Tutto procede come ogni giorno: operai e tecnici in cantina, contadini ed enologo (Cristoforo Pastore dominus) in vigna e, su tutti, lo sguardo amorevole e attento del tris d’assi che gestisce l’opra e gli affanni: don Ferdinando Capece Minutolo, sua moglie donna Maria Marchio e il loro giovane ma già capacissimo Figliolo Corrado.

A fare gli onori di casa è Maria, elegante e informale a un tempo, artefice del successo internazionale dell’azienda come responsabile del commercio estero dei vini di Mila Schinosa. Donna Maria ci conduce all'interno della corte della villa, splendido esempio di masseria pugliese, bianca di calce viva su cui spicca il fucsia delle bougainville.

La chiacchierata tutta al femminile, che parte da un affettuoso ricordo della nascita della tenuta a opera degli avi di don Ferdinando, apprezzato velista al pari del campioncino di casa Corrado, ci racconta della evoluzione dell’azienda che, dagli anni *50 a oggi, ha conosciuto ben tre rivoluzioni, sino a giungere alla odierna consistenza di circa 160 ettari, di cui sessanta vitati e la rimanente parte destinata a uliveto, mandorleto e ciliegeto.

Maria con commozione non troppo velata ricorda le prime pionieristiche apparizioni nella Fiera di Torino o in Svezia, per poi arrivare al Mnitaly, nel 2003, con un solo prodotto - il Moscato di Trani DOC - in un momento in cui la Puglia non aveva neanche un proprio stand. In questo decennio - e la commozione qui si accentua, perché è il cuore di una mamma che si sostituisce alla manager d’azienda - cresce, giocando tra vigne e trattori, anche il piccolo Corrado, oggi venticinquenne. Ala domanda del papà: “Corrado, ma da grande tu cosa non vorresti fare ?”, il ragazzo rispose che l’unica cosa che era sicuro di voler fare era seguire i trattori e i contadini nel lavoro di vigna. E' così che, dopo dieci anni, l’azienda può poggiarsi sulle robuste e giovani spalle di Corrado Capece Minatolo, convinto innovatore tanto della cultura d’impresa che dei rapporti con i suoi dipendenti, ai quali è legato da un rapporto davvero "speciale”.

La chiacchierata termina con la padrona di casa che d mostra con orgogli oil “suo" orizzonte: da un lato la cattedrale romanica di Trani e il mare e dall’altro il maniero di Federico II, Castel del Monte. I vigneti si sviluppano qui, a mezza strada tra mare e collina, in uno dei luoghi più vocati del mondo alla viticoltura.

Eccoci, dunque, passati alle cure di Corrado. Prima di avviarci tra le vigne, egli ci indica vigneti e cantina. Distanza: dieci metri. Ecco l’altro segreto dei gioielli di casa Capece Minutolo: nessuna distanza fra vigna e cantina, nessuna perdita di tempo tra vendemmia, diraspatura, pigiatura e le altre fasi della vinificazione. Ci conduce tra i filari dei vigneti proprio mentre I contadini sono intenti alla “potatura secca” e d parla delle quindici etichette prodotte dalla cantina, soffermandosi sul suo primo amore: il Moscato di Trani DOC, un passito dolce, dal colore dorato e brillante e dal sentore di mandorla e muschio, le cui uve vengono raccolte dopo essere state lasciate appassire per circa un mese sulla pianta.

Il grande merito di questa azienda è stato quello di credere, quando forse non ci credeva quasi più nessuno, nella salvaguardia, nel recupero e nel rilando di un nobilissimo vitigno, che rischiava l’estinzione. Autentico colpo di genio è stato poi il ricavare, dai vitigni di Moscato, anche uno splendido e delicatissimo Moscato secco, il Garbino, nome di un vento caldo ben noto ai velisti di rango: si tratta di un prodotto profumato ricavato al 100% da uve Moscato, dal colore dorato, profumo di agrumi e, al palato, aromatico, fresco e sapido. Gli altri vini prodotti daH'azienda sono il Fia- no, il Primitivo e il Nero di Troia IGP, che deriva dal vitigno autoctono a bacca rossa più rappresentativo della Puglia centrale. Terminata la passeggiata tra i filari, Corrado ci porta nel punto vendita dell’azienda dove sono esposte le quindici etichette e il suo olio extra vergine d’oliva. Parla con orgoglio del livello qualitativo raggiunto dalla produzione di Mila Schinosa ma ci confessa anche il suo sogno nel cassetto: “Far diventare il Moscato di Trani una DOCG. Ha tutte le carte in regola e, nel suo segmento, questo passito non è secondo a nessuno”.

Mentre si parla di filari e di vitigni, Corrado ci chiede di accompagnarlo fuori azienda. Lo assecondiamo volentieri, immaginando una qualche commissione urgente. Niente di tutto questo: ci fermiamo al bar della vicina stazione di servizio, ma non solo per il nostro caffè. No, è l’ora del caffè per i suoi contadini e, come d'obitudine, tiene molto a portarlo loro di persona. Anche questo piccolo beau geste è un segno dei tempi che cambiano in meglio.

 

Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis